di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 28/01/2018


L’unico programma che ha il tema della sovranità nero su bianco è quello di centrodestra. Non era scontato, non era semplice. Eppure, il cavallo di battaglia un tempo caro a Grillo, oggi grazie alla Lega, lo ha fatto proprio il centrodestra. E sarà decisivo nel confronto elettorale, dal momento che il M5s allineandosi alla litania del “più Europa” sostenuto da tutte le altre forze politiche, lascia grande spazio al centrodestra, e in particolare alla Lega.

Ma cosa significa esattamente “recupero di sovranità”, come è scritto nel documento firmato da tutti i leader della coalizione?

Partiamo dalla sovranità monetaria. Il testo del programma prevede il pagamento immediato di tutti i debiti della PA anche attraverso i Titoli di Stato di piccolo taglio (i cosiddetti minibot) coi quali si potranno pagare le tasse e, su base volontaria, utilizzare per i consumi. Sostanzialmente si tratta una moneta nazionale – parallela all’euro – (in grado di aggirare i Trattati) che servirà a ripristinare la sovranità monetaria e a proteggerci nel caso di implosione dell’eurozona.

Il vero nocciolo del “recupero di sovranità” si trova tuttavia nel punto in cui il programma della coalizione mira ad affermare la «prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario». Con i due interventi di revisione costituzionale che si sono avuti negli ultimi diciassette anni sono stati introdotti i cosiddetti vincoli esterni capaci di limitare pesantemente la sovranità nazionale. La “prevalenza” della nostra Costituzione sul diritto europeo potrà essere ripristinata intervenendo sulla Costituzione stessa estirpando dall’art. 117 della Carta la formula per cui la potestà legislativa dello Stato deve rispettare le norme comunitarie e abrogando il vincolo del pareggio di bilancio. Il nuovo esecutivo dovrà porre in essere un’azione di governo che, nei fatti, metta comunque la Costituzione al di sopra di qualsiasi norma sovranazionale attraverso misure che incidano sulla tutela del risparmio, del reddito e del lavoro. In tal senso diventa indispensabile superare il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil. Berlusconi è andato a Bruxelles per rassicurare Juncker e i membri del partito popolare europeo che per realizzare il programma di centrodestra non ci sarà bisogno di sforare quel tetto. L’esigenza del Cavaliere di mantenere buoni rapporti con le Istituzioni europee è comprensibile, ma è anche vero che per realizzare le promesse elettorali – tra cui il recupero di sovranità – occorrerà per forza sforare i parametri stabiliti a Maastricht e ribaditi a Lisbona.

Nel capitolo 3 del programma elettorale (“Meno vincoli dall’Europa”), ai primi due punti c’è chiaramente scritto «no alle politiche di austerità» e «no alle regolamentazioni eccessive che ostacolano lo sviluppo». Questo vuol dire che il parametro del 3% dovrà essere superato, altrimenti l’obiettivo di far prevalere la nostra Costituzione sul diritto comunitario rimarrà lettera morta. Del resto la stessa Germania ha più volte negli anni sforato il tetto del 3%,e lo stesso dicasi per Francia e Spagna, quindi non si vede perché l’Italia non possa farlo. C’è chi sostiene che su di noi gravi il peso dell’eccessivo debito pubblico, male politiche di austerità da Monti in avanti non hanno affatto ridotto il debito, anzi l’hanno addirittura aumentato, quindi per ridurre il rapporto debito pubblico/Pil serve una crescita a ritmi sostenuti. Non abbiamo bisogno di “più Europa”, come vogliono le due sinistre e il suo surrogato pentastellato, ma di “più Italia”. Questo infondo significa recuperare la propria sovranità.

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