di Paolo Becchi su Il Secolo XIX, 05/04/2018


Come è giusto che sia l’attenzione è tutta concentrata sulle consultazioni del Presidente della Repubblica. Nelle democrazie parlamentari il governo nasce in parlamento e compito del Presidente è ora quello di verificare chi è in grado di avere in parlamento la maggioranza per poter governare. Ma proprio qui sta il problema.

Nessuno dei tre poli dello schieramento politico è in grado di governare da solo. Insomma, è necessario un governo di coalizione. Dal momento che il Pd si è collocato da solo all’opposizione: non era obbligato a farlo, ma era libero di farlo, considerata la sconfitta elettorale. Restano due contendenti. Di Maio a capo del partito che ha ottenuto più consensi e Salvini a capo di una coalizione che ha ottenuto ancora più consensi. O si mettono d’accordo loro o costruire un governo con una maggioranza solida è piuttosto difficile. Certo, in parlamento possono nascere altre maggioranze, e forse a questo mira Di Maio, e non si potrà urlare al colpo di Stato se il Pd, o suoi pezzi uniti ad altri pezzi di una “sinistra” ormai allo sbando, ritornasse sui suoi passi decidendo di appoggiare in qualche modo il MSS. Ci sarebbe però molto da dubitare sulla tenuta di questo governo… Meglio tornare alle urne in tempi ragionevoli, con una nuova legge elettorale.

Ma c’è qualcosa che può mettere d’accordo i due maggior contendenti? L’uno vuole fare il presidente del Consiglio perché il suo partito ha ottenuto più voti, il secondo perché capo di una coalizione che ha ottenuto ancora più voti. Ma ad entrambi mancano proprio i voti per fare da soli il governo. Non se ne esce, se non pensando ad una “staffetta” tra Salvini e Di Maio sulla base di un programma di governo condiviso. Mezza legislatura a guida Salvini e mezza legislatura a guida Di Maio. Tra i programmi del Centrodestra e quello del M5S ci sono affinità che riguardano l’Unione europea, i migranti, la legge Fornero, e anche le differenze tra fiat-tax e reddito di cittadinanza sarebbero, dopo adeguata discussione, superabili. Se il MSS è stato disponibile a discutere di poltrone, e ne ha ottenuto parecchie, non vedo perché non possa discutere anche di programmi. Impuntarsi su Berlusconi, dopo aver votato il suo candidato alla presidenza del Senato, potrebbe essere rischioso per Di Maio. Alla fine chi vuole tutto potrebbe rimanere con un pugno di mosche in mano.

C’è un modo per superare l’ostacolo rappresentato da Berlusconi ? Non si potrebbe trovare un compromesso come quello che già si è trovato per l’elezione dei Presidenti di Camera e Senato? Di Maio ha paura di perdere la faccia trattando con Berlusconi, ma pur per interposta persona lo ha già fatto. Certo, un conto sono le cariche di garanzia un altro conto il governo. Ma con riguardo al governo potrebbe dar voce alla rete sottoponendo agli iscritti l’idea della “staffetta”, e in caso di risposta favorevole sarà legittimato ad andare avanti. Può anche porre una condizione. Programma condiviso, ma la squadra la decidono in accordo i due Presidenti, con una prevalenza di chi al momento sarà Presidente, e questo vuol dire che nel turno di Di Maio non dovranno essere necessariamente presenti ministri di Forza Italia. Berlusconi non accetterà questo compromesso? Berlusconi deve stare attento a non tirare troppo la corda. Senza “staffetta” la corsa può terminare molto presto e, comunque vada a finire, alla prossima gara gli elettori, che già lo hanno punito, gli daranno il colpo di grazia.

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