di Paolo Becchi su Libero, 09/12/2018


Salvini ha detto molte cose e toccato diversi argomenti, ma il cuore del discorso politico è stato l’Europa e la nostra collocazione nell’Unione. Di fatto ha già iniziato la lunga campagna elettorale per le prossime elezioni europee, le quali per Salvini non saranno più caratterizzate, come quelle precedenti, da una critica radicale della moneta unica. Potrà piacere o meno ma questa è la direzione presa.

Cambiare l’Italia ma anche cambiare dall’interno l’Unione; questo il messaggio di un politico che in questo modo ha voluto mostrare di vivere non solo di tattica, ma anche di una più ampia visione politica. Se riuscirà a cambiare l’Ue come sta cercando di cambiare l’Italia è difficile dirlo oggi. Bisognerà aspettare il risultato, peraltro non scontato, delle prossime elezioni europee. Ma pensiamo intanto all’oggi.

Sappiamo che al momento il nostro governo sta trattando con Bruxelles per evitare una procedura di infrazione sulla legge di bilancio. A questo riguardo Salvini ha detto qualcosa di nuovo, che occorre registrare, perché almeno in parte modifica la linea tenuta finora. Ha letto il Trattato di Maastricht (ripreso nel Trattato di Lisbona) per ricordare che quel Trattato sulla carta prevede non le lacrime e il sangue del Fiscal Compact, a cui si richiama la Commissione europea, ma «una crescita sostenibile… un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita». Salvini non ha detto che lo stesso Trattato prevede un deficit del 3%, ma questo lo integriamo noi. Non ha detto che il Fiscal Compact è illegittimo, ma questo lo dice Guarino e, fino a pochi anni fa lo diceva, anche Savona.

Salvini ha chiesto un mandato popolare per andare a trattare in Europa e allora ci vada leggendo alla Commissione europea i passi del Trattato che ha letto ieri in piazza agli italiani. Sinora la trattativa con Bruxelles si è basata sui numerini economici, e sul punto (per la verità ormai scontato) “crescita versus austerità”, quello che però è mancato sinora completamente nella trattativa è l’aspetto politico-giuridico, che è decisivo.

Non siamo noi, con la legge di bilancio, a violare i Trattati dell’Unione ma la Commissione europea, che ci impone limiti non previsti da quei Trattati. Salvini pare ora finalmente di averlo capito. È ancora in tempo per dare una svolta alla trattativa in corso.

Annunci