di Corrado Ocone su Il Giornale, 23/07/2019


Sulla scia di quello dei comunisti, che Marx e Engels pubblicarono nel 1848, i «Manifesti» sono stati redatti, negli ultimi due secoli, soprattutto a sinistra. Ora Paolo Becchi ne propone uno non dico di destra, ma certamente orientato in senso opposto rispetto a quello originario: Manifesto sovranista per la liberazione dei popoli europei (Giubilei Regnani, pagg. 158, euro 14). Se Marx lodava il globalismo, qui si vogliono ristabilire le coordinate perdute di un mondo che esalti le differenze dei popoli e delle nazioni. Sotto accusa è soprattutto l’Unione europea, che in qualche modo si è posta come un embrione dello Stato unico che i cosmopoliti hanno in testa. Becchi, da una parte, mostra in queste pagine come essa si sia affermata in virtù di un processo assolutamente non democratico; dall’altra, suggerisce una serie di possibili vie di fuga (anche dall’euro). Solo in questo modo si potrà infatti, a suo dire, ricostruire su basi confederali una Europa nuova e più giusta. «Per vincere la battaglia contro gli euro-globalisti, i sovranisti devono però liberarsi del pesante fardello del vecchio nazionalismo con le sue ideologie superate e far capire che oggi in Europa la riscoperta della dimensione nazionale non significa che gli Stati torneranno di nuovo a farsi guerra tra loro, perché la voglia di nazione oggi è solo voglia di libertà».

In ogni caso, si tratta, secondo l’autore, di combattere l’omologazione e il conformismo propri dell’uomo cosmopolita. Nulla di nostalgico, anzi Becchi ci tiene a precisare che la sua idea di sovranità nasce da una critica serrata di quelle classiche di Jean Bodin e Thomas Hobbes. Alla sovranità forte egli vuole sostituire quella debole di Johannes Althusius e che ha percorso, come opzione alternativa senza realizzarsi quasi mai, tutta la modernità. Il pensatore politico tedesco immaginava la società come una serie di patti conclusi tra gli individui, che mettono capo alla creazione di associazioni o consociazioni autonome: le famiglie, le città, le province, ecc. Nella prospettiva di Becchi sono tuttavia un po’ troppo marcati, a mio avviso, gli accenti contro il mercato e il consumismo, i quali, come tutte le cose umane, possono declinarsi in modalità sia positiva sia negativa. In particolare, entro le regole e le leggi dello Stato, l’iniziativa privata va coltivata e tutelata. Anche per garantire meglio e fino in fondo quella libertà di fronte ai poteri che all’autore di queste pagine sta tanto a cuore.