Esce in questi giorni Democrazia in quarantena. Come un virus ha travolto il Paese, l’ultimo libro di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, edito da Giubilei Regnani – Historica edizioni. Per gentile concessione degli autori, anticipiamo alcuni estratti (Libero, 03/05/2020)


«Venerdì 21 febbraio. Nel pomeriggio le principali testate giornalistiche iniziano a battere una notizia che nessuno immaginava: il coronavirus, l’ospite indesiderato, inizia a mietere vittime in Italia. Il Paese si paralizza. Le notizie si susseguono rapide, “virali”. È il panico. A tamburo battente televisioni e giornali parlano di epidemia, si cominciano a contare i primi morti e i contagi. Venerdì sera le persone contagiate sono una quarantina, già sabato sera oltre cento. La regione più colpita è la Lombardia, subito dopo il Veneto. Intanto le farmacie vengono prese d’assalto, non ci sono più mascherine e neppure l’amuchina per disinfettarsi le mani. È il terrore, esattamente come Manzoni raccontava l’inizio della peste nei Promessi Sposi: «La frenesia s’era propagata come il contagio». […].

Come è possibile che sia accaduta una cosa del genere, se solo tre settimane prima il governo aveva dichiarato che tutto era sotto controllo? Cosa non ha funzionato? Chi ha sbagliato? Le responsabilità, quantomeno quelle politiche, sono del presidente del Consiglio e del ministro della Salute. Il 3 febbraio i governatori del Nord chiedevano la quarantena per chiunque arrivasse dalla Cina, mentre il governo – nelle persone di Conte e Speranza – ridimensionava il tutto avanzando l’idea che si trattasse di governatori leghisti che volevano approfittare della situazione per discriminare i cinesi. Si arriva persino ad organizzare un flash mob a sostegno delle attività commerciali cinesi, come se qualcuno volesse discriminarle. Il punto di ipocrisia più alto lo raggiunge il 2 febbraio il sindaco di Firenze Nardella lanciando l’hashtag #abbracciauncinese. Zingaretti non è da meno, tant’è che a fine febbraio si reca a Milano a bere un aperitivo coi giovani democratici, aderendo alla campagna del sindaco Sala «Milano non si ferma». Ancora una volta il “politicamente corretto” ha avuto la meglio sul buon senso […].

Riguardo alle responsabilità politiche e penali di Conte e di Speranza merita un approfondimento la delibera del consiglio dei ministri del 31 gennaio, con la quale il governo ha dichiarato lo «stato di emergenza» per la durata di sei mesi. Da detta delibera, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il primo febbraio, emerge chiaramente che l’esecutivo era stato informato – quantomeno sin da gennaio – della gravità della situazione. Si legge infatti che «considerata l’attuale situazione di diffusa crisi internazionale determinata dalla insorgenza di rischi per la pubblica e privata incolumità connessi ad agenti virali trasmissibili, che stanno interessando anche l’Italia », il governo «impone l’assunzione immediata di iniziative di carattere straordinario ed urgente, per fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettività presente sul territorio nazionale». Se le cose erano di tale gravità, perché dal 31 gennaio al 21 febbraio il presidente del Consiglio e il ministro della Salute hanno continuato a dire che era tutto sotto controllo? Perché hanno tacciato di razzismo chi, già il 3 febbraio, aveva richiesto la quarantena per chiunque arrivasse dalla Cina? Perché, dopo che il governo ha adottato il decreto-legge del 23 febbraio, il primo sull’emergenza epidemiologica, il segretario del PD chiedeva a fine febbraio di non fare allarmismo a tal punto da bersi un aperitivo a Milano coi giovani del suo partito? Ma poi soprattutto, perché il governo non ha fatto nulla in questo periodo? Tre settimane di ritardo nell’agire configurano, a nostro avviso, l’ipotesi del reato di «delitti colposi contro la salute pubblica» (art. 452 c.p.). La magistratura dovrebbe pertanto indagare sulla negligenza del premier e del ministro. Ulteriore prova documentale sulle responsabilità penali di Conte e Speranza è una nota emanata dal Ministero della Salute il 5 gennaio, pubblicata sul sito del Ministero il 9 gennaio, inviata a vari enti tra cui all’Istituto Superiore di Sanità e a diversi altri ministeri, in cui si parla di «polmonite da eziologia sconosciuta – Cina». Se il contenuto di questa nota ministeriale era conosciuto dal Consiglio dei ministri già dal 5 gennaio (sicuramente dal 9, data di pubblicazione sul sito ministeriale), è evidente che sia il presidente del Consiglio sia il ministro della Salute hanno un serio problema non solo politico, ma giudiziario. Salvini a processo per aver limitato gli sbarchi e silenzio tombale sulle gravi colpe di Conte e Speranza? […].

Complici i gravi errori di valutazione di alcuni virologi, tra i quali spicca Roberto Burioni che il 2 febbraio, quindi addirittura dopo la dichiarazione dello «stato di emergenza» del governo, nel rispondere ad una domanda di Fabio Fazio diceva: «Io ritengo che in questo momento in Italia il rischio di contrarre questo virus è zero perché il virus non circola» […].

Cosa succederà politicamente nei prossimi mesi? Non appena la situazione migliorerà, Conte – il nostro venerato Xi Jinping – si prenderà tutti i meriti per i suoi provvedimenti eccezionali che hanno salvato il Paese e il suo governo potrà tirare a campare. Non conta se abbia agito “rispettando le regole”, perché siamo in «stato di emergenza» e nell’eccezione conta solo il successo o il fallimento. E il successo contro il virus è garantito. […]. Niente però sarà più come prima. Resterà l’idea che in Italia da un giorno all’altro si può sospendere qualsiasi diritto: è sufficiente gettare nel panico un’intera popolazione per controllarla come si vuole. Se i nostri diritti fondamentali sono limitabili in massimo grado con il consenso di tutti per un problema di sanità pubblica, perché questo non dovrebbe valere anche in altri casi? Abbiamo chiuso un intero Paese in casa, ma abbiamo al contempo anche aperto una porta sul vuoto. Diventeremo immuni al virus, ma abbiamo infettato la nostra democrazia».