di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, su Libero Sabato 1 Agosto

“Su alcuni punti non mi è consentito esprimermi per rispettare la doverosa imparzialità istituzionale e per non entrare nel dibattito politico, come è dovere di chi riveste ruoli di garanzia”. Queste le parole di saluto pronunciate dal Presidente della Repubblica nel corso della cerimonia del Ventaglio, che ogni anno apre la tradizionale fase agostana. Un concetto condivisibile, peccato però che non sempre sia stato applicato allo stesso modo. O, meglio, è stato applicato a corrente alternata.
Tacere sulla proroga dello stato di emergenza, in assenza di emergenza, equivale ad essere un imparziale garante delle istituzioni? Crediamo di no. Il Capo dello Stato è l’arbitro supremo, colui che fa da garante degli equilibri costituzionali, quindi dei diritti fondamentali tra cui libertà e democrazia. Se lo stato di emergenza consente al governo, nella pratica, di sospendere le garanzie costituzionali, come di fatto è avvenuto dai primi di marzo a metà maggio, appare quantomeno curioso che Mattarella non dica nemmeno mezza parola sulla proroga dello stato emergenziale in assenza di un pericolo imminente e concreto. Al momento abbiamo 41 persone ricoverate in terapia intensiva in tutta Italia, i mori si contano sul palmo di una mano, mentre in Francia sono più di 300 in terapia intensiva. Perché siamo stati gli unici in Europa ad aver prorogato lo stato di emergenza? Tacere su questo è sinonimo di imparzialità?
Nel mentre la Costituzione è sospesa da circa cinque mesi e il Parlamento è relegato a mero organo di ratifica, il capo dell’opposizione viene mandato a processo per aver un anno fa – nell’esercizio delle sue funzioni di ministro dell’interno – bloccato lo sbarco di immigrati irregolari sul territorio italiano. In pratica ciò che fa un qualsiasi ministro dell’interno in un qualsiasi Paese che si rispetti. Eppure non in Venezuela o a Cuba il leader dell’opposizione è mandato alla sbarra, ma in Italia. Tale aspetto ci sorprende particolarmente. E’ stato proprio l’attuale Capo dello Stato, fino a poche settimane fa, a richiamare continuamente centrodestra e governo ad essere responsabili e collaborativi. Cosa che è avvenuta, tant’è che il centrodestra si è fatto prendere ogni volta in giro da Conte. Ora, dopo che la maggioranza giallo-rossa ha mandato a processo il leader dell’opposizione, il Presidente Mattarella come può pretendere da Salvini “responsabilità e collaborazione”? Come ha potuto tacere il Colle su quanto accaduto due giorni fa in Senato? Si pretende da Salvini collaborazione, ma poi lo si manda a processo e in assenza di reati.
Una cosa però sta davvero a cuore al Presidente, e su questa la sua funzione di garanzia non conta: la scuola. Giusto, condividiamo le sue preoccupazioni sulla necessità che le scuole riaprano a settembre. Ma l’Università? Scuole aperte e Università chiuse, in modalità telematica? Ma sì, tanto il decadimento culturale ha ormai raggiunto livelli irreversibili. E poi, diciamocela tutta, dell’Università non interessa più nulla a nessuno. Neppure al Presidente, evidentemente.
L’inquilino del Colle ha dunque sottolineato la terzietà del suo ruolo di garanzia che gli impedisce di intromettersi nel dibattito e nelle scelte politiche. Ma un paio di domande sorgono, come si suol dire in questi casi, spontanee. Anche quando impedì la nomina di Savona al ministero dell’economia, travalicando ampiamente i suoi compiti di garanzia, riteneva di essere imparziale? O quando ignorò la scorsa estate la volontà di Salvini e Di Maio di dar vita ad una riedizione del governo giallo-verde, durante la crisi di governo agostana, favorendo invece la nascita dell’attuale governo giallo-rosso? Anche in quel caso fu imparziale? Su questo punto è tutto documentato in un libro (Ladri di democrazia) che abbiamo scritto, documentato giorno per giorno, e nel caso decisivo ora per ora. Nessuno ha finora smentito la nostra ricostruzione, anche se è passata sotto silenzio. Ma il ruolo di Mattarella in quella vicenda è stato determinante. Vuole il Quirinale smentire la nostra ricostruzione?
Non dimentichiamo inoltre la tirata di orecchi alla maggioranza giallo-verde nel dicembre 2018 per aver contingentato i tempi parlamentari per l’approvazione della legge di bilancio nonostante fossero stati rispettati tre passaggi, e il silenzio totale l’anno successivo – con la maggioranza attuale – che sullo stesso argomento garantì alle Camere solo due passaggi.
Facile ora richiamarsi al ruolo del garante…