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Paolo Becchi

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Paolo Becchi

“DRAGHI POTEVA SPIEGARCI PERCHÉ I GIOVANI DOVREBBERO RIPAGARE IL DEBITO” – BECCHI E ZIBORDI AL VETRIOLO CONTRO L’EX BCE: “IN TUTTA LA SUA LUNGA CARRIERA SI È SEMPRE GUARDATO BENE DAL PARLARE DEL TOTALE DI 4 MILA MILIARDI DI INTERESSI CHE DAGLI ANNI ‘80 LO STATO ITALIANO HA PAGATO SUI TITOLI DI STATO CHE VENDEVA SUL MERCATO, PERCHÉ APPUNTO BANKITALIA NON LI COMPRAVA PIÙ. IL DEBITO PUBBLICO ATTUALE DI 2,400 MILIARDI È DOVUTO INFATTI SOLO A…”

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, su Dagospia 21 Agosto 2020

Mario Draghi ha tenuto un  discorso importante a Rimini che ha avuto l’effetto di dividere  il mondo politico e mediatico tra chi lo vuole Presidente del Consiglio e chi lo vuole Presidente della Repubblica, con l’eccezione di Conte che lo vorrebbe Presidente di qualunque cosa purché fuori dai coglioni.

Tutti hanno citato con ammirazione la frase centrale del discorso di Draghi:  “C’è un debito buono, se usato per investimenti in infrastrutture e ricerca. Diventa cattivo se finisce in sussidi improduttivi “ e  ha aggiunto “privare giovani del futuro è grave diseguaglianza. Investimenti massicci su giovani e istruzione”.

Noi non sappiamo neppure se riapriranno a settembre le scuole, mentre le matricole troveranno le università chiuse, nel silenzio generale. Importante è che non lo si dica in giro, in modo che i genitori paghino le tasse universitarie per un servizio che non avranno. E neppure Draghi ha speso una parola al riguardo. Ha detto che i giovani dovranno pagare i debiti  fatti  dai loro genitori.

L’ANDAMENTO DEL PIL REALE

Ma cosa ha fatto Draghi nella vita?  Ha gestito dal 1991 il Ministero del Tesoro e dal 2005 le due istituzioni che regolano moneta e banche in Italia ed Europa. Durante tutto il periodo  della sua carriera l’economia italiana è stata soffocata ed è stata  l’unica nel mondo industriale a peggiorare, come è successo solo  in tempo di guerra

Certamente la responsabilità di questo disastro non è di Draghi che ha sempre appoggiato  e anche gestito in prima persona le politiche buone e utili della Banca Centrale vanificate solo dall’incoscienza dei politici.

Ad esempio Bankitalia fino a inizio anni ‘80 ha finanziato i deficit evitando di far pagare tassi di interesse molto sopra l’inflazione e contenendo la crescita del debito pubblico dovuta a interessi che si cumulano su interessi. Poi ha smesso e il risultato è stato che quando l’inflazione ad esempio era il 5% lo Stato pagava su Bot e Btp il 10% e in questo modo ovviamente il debito si gonfiava solo per il pagamento degli interessi.

LO STATO SOTTRAE MONETA ALL’ECONOMIA

In tutta la sua lunga carriera al Tesoro e poi a Bankitalia e BCE Draghi si è sempre però guardato bene dal parlare del totale di 4 mila miliardi di interessi che dagli anni ‘80 lo Stato italiano ha pagato sui titoli di stato che vendeva sul mercato, perché appunto Bankitalia non li comprava più. Il debito pubblico attuale di 2,400 miliardi è dovuto infatti solo all’accumulo degli interessi sempre molto sopra l’inflazione che si pagavano sui BTP, non ai deficit intesi come spese maggiori di entrate.

Quando è arrivato l’Euro  la situazione  è peggirata perché investitori e banche estere hanno comprato la maggior parte  dei BTP (mentre gli italiani venivano spinti sugli immobili) e in questo modo il flusso di interessi andava all’estero, ad esempio a banche di trading e speculazione come Goldman Sachs per cui Draghi ha lavorato dal 2001 al 2005.

GIOVANNI ZIBORDI

Questa emorragia creata dagli interessi su interessi (usura “macroeconomica” diciamo) non ha mai trovato posto in trent’anni di esternazioni di Draghi mentre era al Tesoro o alla Banca Centrale. Che ne fosse consapevole (come chiunque nel mondo finanziario) è evidente dal fatto del 2013, quando l’euro stava per saltare, la BCE con Draghi al suo comando ha ripreso questa vecchia politica tanto disprezzata che la povera Bankitalia aveva sempre utilizzato fino agli anni ‘80 di comprare  debito pubblico stampando moneta.

MARIO DRAGHI CARLO AZEGLIO CIAMPI

Come tutti sanno in questo modo i tassi di interesse invece di salire perché il debito aumentava sono scesi a zero o sottozero. La cosa non è sfuggita alle pubblicazioni estere di economia, che parlano del fatto che il debito pubblico che esplode ora in tutti i paesi non ha importanza perchè le Banche Centrali creano denaro a volontà per finanziarlo (“free money” come dice l’Economist).

Purtroppo Draghi non ha ancora trovato modo anche a settanta  anni di spiegarci come mai la politica che lo Stato italiano ha utilizzato dall’Unità d’Italia agli anni ‘80 di finanziarsi da solo, con denaro creato da Bankitalia, sia stata abbandonata  negli ultimi  trentanni portandoci a strangolare di tasse gli italiani.

Sì perché  quando il problema del debito pubblico è sorto in altri paesi, a partire dal Giappone negli anni ‘90 e poi con la crisi di Lehman e ancora di più adesso con il Covid-19, tutti gli Stati hanno fatto quello che si faceva una volta, monetizzare il debito. A nessun altro paese al mondo è venuto in mente di ripagare il debito pubblico a forza di tasse come abbiamo fatto noi in modo masochistico  dal 1994 in poi (“avanzi primari” cioè tasse maggiori di spesa)

COPERTINA THE ECONOMIST FREE MONEY

Quando il debito pubblico arriva intorno al 100% del PIL, tutti i paesi del mondo non adottano l’austerità che strozza l’economia di tasse, ma monetizzano parte del debito (se è nella propria valuta ovviamente). Se fossimo in TV a dirlo i vari Cottarelli strillerebbero  che la moneta si svaluta e l’inflazione ci rovina.

Peccato che nel mondo ormai le Banche Centrali abbiano monetizzato di fatto oltre 15 mila miliardi di debito e l’inflazione sia scesa a zero e non salita. Peccato che i due paesi che hanno spinto di più siano il Giappone e gli USA e le loro valute siano state le più forti nell’ultimo decennio.  E per chi non lo sapesse lo fanno tutti nel mondo, dalla Svezia alle Filippine, dove la Banca Centrale crea miliardi di pesos (filippini) e compra  i titoli di stato che finanziano il deficit. Diciamo che se lo fanno senza problemi le Filippine forse anche l’Italia, che lo ha fatto dal 1860 al 1980, potrebbe farlo da sola anche lei, BCE o non BCE.

DEBITO PUBBLICO IN PERCENTUALE DEL PIL

Draghi a Rimini ha invece detto una “boiata pazzesca” e cioè che i giovani dovranno ripagare il debito pubblico, anche se in realtà è ora nelle mani di Bankitalia che quest’anno (su mandato della BCE) compra tutto il debito extra emesso. Con che soldi? Un giornalista svedese in questo famoso clip https://www.youtube.com/watch?v=A7lUw0VDuJQ lo chiese a Draghi in conferenza stampa e  Draghi dovette ammettere che la Banca Centrale si crea da sola i soldi a volontà senza limiti.

Se Bankitalia o la BCE creano con il computer i miliardi con cui comprano i BTP e non li prendono a prestito, Draghi dovrebbe  spiegare perché mai i giovani dovrebbero ridare indietro a Bankitalia o BCE i 700 miliardi di BTP comprati finora.

MARIO DRAGHI AL MEETING DI RIMINI 4

Sentirlo parlare di  investire nel futuro dei giovani e nell’istruzione è beautiful, ma Draghi che è stato  al vertice del Tesoro e della Banca centrale responsabile del finanziamento del debito pubblico dovrebbe spiegare perché non monetizzarlo come fanno tutti, invece di dire che i giovani dovranno ridare i soldi alla BCE e Bankitalia.

Stiamo attenti al fatto che i “giovani” prima o poi capiscano che sono quelli che usciranno con le ossa rotta da questa emergenza e reagiscono di brutto. Il 29 agosto a Berlino forse dilagherà la protesta giovanile. E sarà solo l’inizio.   

MARIO DRAGHI AL MEETING DI RIMINI 2

Che fare contro il regime giallo-rosso?

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, su scenari economici 17 Agosto 2020

Mascherina obbligatoria all’aperto dalle 18 alle 6 e chiusura di discoteche, sale da ballo e locali assimilati su tutto il territorio nazionale. Questo in buona sostanza il contenuto dell’art. 1, primo comma, lettere a) e b) dell’ordinanza ministeriale con cui il ministro della Salute Roberto Speranza ha stretto le maglie dell’estate italiana.
Una ordinanza emanata in forza della risalita dei contagi, notizia tra l’altro smentita dai dati diffusi nella giornata ieri, che ha visto il numero dei nuovi contagiati diminuire di circa centocinquanta unità rispetto al giorno precedente, senza morti (appena 4) e con pochissime persone ricoverate in terapia intensiva, 55 in tutta Italia. Le limitazioni della libertà personale in assenza di emergenza, quello stato di emergenza che Conte ha prorogato fino al 15 ottobre e che Speranza ha richiamato nella sua ordinanza. Non è vero dunque, come ha detto il Presidente del Consiglio a fine luglio, che la proroga serviva per fare in fretta nella corsa alla riapertura delle scuole, serviva invece per richiudere da un giorno all’altro alcune attività economiche e obbligare sessanta milioni di italiani a rimettere le mascherine anche all’aperto, in pieno agosto e senza alcun riscontro scientifico.

Che si può fare?
Gli strumenti sono quattro, due nelle mani dei cittadini e due in quelle della politica.

Primo. Le associazioni di categoria di discoteche e sale da ballo, ma pure di teatri e cinema visto che l’ordinanza parla anche di “locali assimilati”, potranno presentare ricorso al TAR delle Regioni di competenza e chiedere l’annullamento dell’ordinanza ministeriale, anche perché il danno economico provocato dall’esecutivo si aggira attorno ai 2-3 miliardi di euro, se non di più. Limitare le libertà economiche, e quindi il principio fondamentale del lavoro, con un semplice atto amministrativo quale è una ordinanza ministeriale – che in periodi normali servirebbe per stabilire la lunghezza delle siringhe -, è ragione sufficiente per ricorrere al tribunale amministrativo. Le decisioni che comprimono le libertà fondamentali – quella economica lo è perché strettamente connessa al lavoro – sono coperte da riserva di legge, talvolta assoluta e giurisdizionale, quindi è del tutto illegale che ciò avvenga con semplice ordinanza ministeriale, atto amministrativo di rango secondario nella scala gerarchica delle fonti del diritto. I motivi di ricorso possono essere diversi: eccesso di potere, sproporzionalità della decisione in assenza di una emergenza sanitaria concreta e attuale, lesione irragionevole dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi dei ricorrenti.
Ma v’è di più. Il secondo comma dell’art. 1 dell’ordinanza ministeriale prevede che “le Regioni possono introdurre ulteriori misure solo in termini più restrittivi rispetto a quelle di cui ai punti a) e b)“. I ricorsi al TAR dovranno chiedere l’annullamento dell’ordinanza ministeriale anche su questo punto, cioè nella parte in cui non è consentito alle Regioni di intervenire in senso migliorativo, visto che l’art. 117 della Costituzione – tra le materie di legislazione concorrente tra Stato e Regioni (dove lo Stato si limita all’emanazione delle sole linee di principio) – prevede proprio la tutela della salute e la promozione e organizzazione di attività culturali, categoria in cui rientrano i “locali assimilati” alle discoteche. Secondo. Il singolo cittadino che si rifiutasse di indossare la mascherina all’aperto dalle 18 alle 6, se contravvenzionato con la multa da parte degli agenti accertatori, potrà non pagare la sanzione e ricorrere al Giudice di Pace competente per chiedere l’annullamento della sanzione. Tra i motivi da addurre, la limitazione della libertà personale senza il rispetto della riserva di legge assoluta e giurisdizionale prevista dall’art. 13 della Costituzione, eccependo l’assenza dell’emergenza sanitaria concreta e attuale, prodromica all’emissione dell’ordinanza ministeriale. Il Giudice di Pace dovrà necessariamente entrare nel merito delle eccezioni e pronunciarsi per l’annullamento della sanzione. Non è possibile obbligare indistintamente sessanta milioni di cittadini, senza alcuna differenziazione territoriale fondata su dati scientifici, ad indossare uno strumento di protezione individuale che interessi metà del volto e due organi vitali come naso e bocca. Una invasione irragionevole nella sfera della libertà individuale di ciascuno. Dov’è il requisito dell’attualità dell’emergenza sanitaria che giustifichi le misure contenute nell’ordinanza? Rispetto a marzo sono più che raddoppiati i posti letto in terapia intensiva e, ad oggi, gli ospedalizzati sono meno di sessanta con un numero di morti che si contano sulle dita di una mano.

Terzo. Le Regioni. Già da oggi ciascuna singola Regione può impugnare l’ordinanza del ministro Speranza davanti al TAR, eccependo il mancato rispetto delle competenze regionali – di cui all’art. 117 della Costituzione – in materia di tutela della salute e di promozione e organizzazione di attività culturali, categoria in cui rientrano i “locali assimilati” alle sale da ballo. Il TAR non dovrebbe fare altro che applicare la Costituzione come sopra richiamato. Ma c’è un’altra strada. Le Regioni potrebbero emanare, anche adesso, ordinanze regionali meno restrittive rispetto a quella ministeriale, aspettando che il governo faccia ricorso al TAR. In tal modo i giorni passano (i tribunali sono in sospensione feriale fino al 31 agosto, quindi l’attività è ridotta) e nel frattempo vige l’ordinanza regionale in attesa della pronuncia del TAR, che in ogni caso dovrà applicare il dettato costituzionale in ordine alle materie concorrenti Stato-Regioni, tenuto conto dell’assenza di una emergenza attuale e della mancata differenziazione territoriale da parte del ministero della salute. A quel punto Conte potrebbe sostituirsi al potere delle Regioni ai sensi del secondo comma dell’art. 120 della Costituzione (per tutela dell’unità giuridica), ma non lo farà perché a breve ci sono le elezioni regionali.

Quarto. L’obbligo della mascherina all’aperto dalle 18 alle 6 è valido, per il momento, fino al 7 settembre, ma nulla vieta al ministro di prorogarlo fino al 15 settembre, giorno in cui ha termine la bassa stagione estiva. In piena campagna elettorale per le regionali e per il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari (si vota il 20 e 21 settembre). L’obiettivo del governo è chiaro: impedire o rendere molto difficile a Matteo Salvini di fare comizi elettorali nelle piazze. In tal caso, se il centrodestra perdesse le elezioni regionali, potrebbe chiedere all’ufficio competente in materia elettorale della Corte di Cassazione di invalidare i risultati in quanto gravemente inficiati da uno degli elementi essenziali della competizione: aver impedito una normale e ordinaria campagna elettorale, in aperta lesione del principio democratico. Idem per il referendum confermativo, dove i parlamentari e i comitati schierati per il “No” potrebbero chiedere alla Suprema Corte di annullare l’esito del referendum (nel caso vincessero i Sì) per non aver potuto – su decisione del governo – spiegare nelle piazze le ragioni del “No” al taglio. Insomma, chi volete che vada ai comizi elettorali con la mascherina? Ovviamente in pochi, e ciò costituisce una grave limitazione della democrazia ad esclusivo vantaggio di una sola parte politica: i giallo-rossi alle regionali e i sostenitori del Sì al referendum costituzionale.

La strada per reagire è stretta, difficile e tortuosa. Resta da constatare che i popoli si stanno cominciando a ribellare contro i governi. Non più solo a Berlino, ma ora persino a Madrid migliaia di persone scendono in piazza smascherati al grido di “libertà”. A quando anche a Roma?

Consigli letterari:

1) di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “Una riforma sbagliata. Dodici motivi per dire NO al taglio dei parlamentari“, Gds, febbraio 2020. Qui per l’acquisto : https://www.amazon.it/Una-riforma-sbagliata-Dodici-parlamentari/dp/8867829920/ref=mp_s_a_1_1?dchild=1&keywords=una+riforma+sbagliata&qid=1597305132&sr=8-1

2) di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni.

Qui i link per l’acquisto:

http://www.historicaedizioni.com/libri/democrazia-in-quarantena/

https://www.ibs.it/democrazia-in-quarantena-come-virus-libro-paolo-becchi-giuseppe-palma/e/9788833371535

https://www.mondadoristore.it/Democrazia-quarantena-Come-Giuseppe-Palma-Paolo-Becchi/eai978883337153/

https://www.libreriauniversitaria.it/democrazia-quarantena-virus-ha-travolto/libro/9788833371535

Vi racconto la parabola di M5S, da MoVimento a partito. La versione di Becchi

di Paolo Becchi, su formiche 15 Agosto 2020

Con il voto su Rousseau, M5S abbandona gli ultimi principi fondativi: vincolo dei due mandati e alleanza con i partiti tradizionali. Ma attenzione: non solo il Pd rientra in questa categoria, e Di Maio lo sa bene… L’analisi di Paolo Becchi

Me ne andai dal MoVimento 5 Stelle con una intervista rilasciata a Formiche.net in cui dicevo che il MoVimento alla fine si sarebbe accordato col Pd stabilmente. Per questo fui subito attaccato da chi riteneva che una cosa del genere fosse impossibile. Ora, dopo quasi un anno di governo col Pd, si è votato sulla piattaforma Rousseau per dare mandato al capo politico di fare accordi con i partiti tradizionali in vista delle amministrative. E il sì è passato, ma senza voto bulgaro.

Ci si potrebbe domandare, perché il voto proprio adesso? E con quei due quesiti formulati soltanto per affrontare i temi a livello locale? Qui, probabilmente, c’è la manina di Davide Casaleggio, che in qualche modo cerca ancora di far passare i principi del padre (fondatore del Movimento). Tanto che è dovuto intervenire Luigi Di Maio, in un modo che non era mai accaduto prima con le votazioni in corso, per evitare una bocciatura della linea.

La linea di un accordo col Pd è passata solo a livello locale e con difficoltà. Quando ci sarà una nuova votazione per un accordo stabile a livello nazionale col Pd ci saranno forti mal di pancia e non è detto che non si vada incontro ad una scissione. Così per la regola dei due mandati: qui si è votato solo per le amministrative e per fare un piacere a Virginia Raggi che aveva comunque deciso di correre. Certo, nulla vieta di superare la regola anche a livello nazionale, ma anche questo provocherà dei mal di pancia.

Insomma, questo voto non è risolutivo per le sorti del MoVimento. Certo, senza doppio mandato e alleanza col Pd che Movimento 5 Stelle è? Di Maio parla di evoluzione, ma se si mettono in discussione i suoi principi fondanti se ne può davvero parlare? Si potrebbe sostenere la tesi che non ha senso accusare il M5S di incoerenza, perché doppio mandato e divieto di alleanze erano istanze sbagliate e ora, quindi, cambiando idea avrebbe fatto una cosa saggia.

Ma un MoVimento nasce con dei principi, giusti o sbagliati che siano. Se tutti quei principi su cui si fonda cadono può dirsi ugualmente che sia un bene perché erano sbagliati? E soprattutto, chi decide che erano sbagliati? Facciamo un esempio: un partito di ispirazione liberale sostiene d’improvviso che è necessario un forte intervento dello Stato nell’economia. Si potrà ritenere giusto o sbagliato l’intervento dello Stato nell’economia, ma se un partito liberale sostiene questa tesi non è più liberale. Lo stesso dovrebbe valere per il Movimento 5 Stelle che aveva dei principi e che ora non li ha più. Il vincolo doppio mandato significa restituire la politica ai cittadini, far sì che la politica non diventi una professione ma sia un servizio. Può piacere o no, ma non è una cosa necessariamente sbagliata. Se d’improvviso sostengo la cosa opposta posso dire che si tratta di una evoluzione positiva?

Ormai il Movimento 5 Stelle ha cambiato pelle senza cambiare nome. Beppe Grillo ha in mente un partito di sinistra coalizzato stabilmente sia a livello locale che nazionale col Pd. C’è riuscito in Liguria, sacrificando però l’ex capogruppo del Movimento 5 Stelle che non ha accettato l’accordo col Pd, ci proverà anche nelle Marche? Chi lo sa. Insomma, questo accordo tra Pd e Movimento 5 Stelle è ancora tutto da costruire e incontra ancora un certo numero di oppositori sia nella sua base (come dimostra questa votazione) che in quella parte del MoVimento incarnata da Alessandro Di Battista, che non accetta la deriva voluta da Grillo e approvata (per ora) da Di Maio.

Un MoVimento che ha trasformato il suo essere postideologico nella mera difesa del potere acquisito, questo è diventato il M5S, si unisce ad un partito il Pd che ha ormai perso l’ispirazione  ideologica che aveva, ed è ormai privo di una sua identità. Il risultato sarà una coalizione che avrà per scopo la mera  conservazione del potere. Un MoVimento nato per sconfiggere la casta si unisce alla casta per renderla ancora più forte. Ma gli elettori non dimenticheranno che avevano votato un partito anti casta non certo perché esso finisse col rafforzarla. Per votare, comunque, a livello nazionale c’è sicuramente tempo.

Di Maio, ora, accetta la linea di Grillo e quindi è disponibile ad un accordo con il Pd – nazionale o locale -, ma in realtà si tiene le mani libere, oggi col Pd domani chissà.  Del resto è stata voltata la possibilità di accordi con partiti tradizionali, non necessariamente solo il Pd. Con una legge elettorale proporzionale un partito intorno al 12% può stare con chiunque. Resta però un messaggio: nessun desiderio più di cambiamento, ma solo di restare comunque e ad ogni costo al potere.

P.S. Circolano un sacco di fesserie su Di Maio che vuole ritornare a fare il capo. Gli va benissimo continuare così senza dover fare il parafulmine per le sconfitte che ci saranno alle regionali di settembre. A Di Maio interessa il controllo dei gruppi parlamentari e ora ha raggiunto lo scopo. La vera resa dei conti ci sarà agli Stati Generali.

NON TI CONOSCO, MASCHERINA! – BECCHI E TARRO TRADUCONO UNO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI HONG KONG CHE SOSTIENE CHE INDOSSARE MASCHERINE FUORI DAGLI OSPEDALI NON SERVE A NIENTE – L’IGIENE DELLE MANI, LA PULIZIA DELLE SUPERFICI E TUTTE LE “MISURE NON FARMACEUTICHE PER L’INFLUENZA PANDEMICA IN AMBIENTI NON SANITARI” SMONTATE UNA PER UNA…

tradotto dPaolo Becchi e Giulio Tarro, su Dagospia 12 Agosto 2020

PAOLO BECCHI

PAOLO BECCHI

Ci sono state 3 pandemie influenzali nel 20 ° secolo e 1 finora nel 21 ° secolo. Le autorità sanitarie locali, nazionali e internazionali aggiornano regolarmente i loro piani per mitigare la prossima pandemia influenzale alla luce delle ultime prove disponibili sull’efficacia delle varie misure di controllo nel ridurre la trasmissione.

Qui, esaminiamo la base di prove sull’efficacia delle misure di protezione personale non farmaceutiche e delle misure di igiene ambientale in contesti non sanitari e discutiamo la loro potenziale inclusione nei piani pandemici.

Sebbene gli studi meccanicistici supportino il potenziale effetto dell’igiene delle mani o delle maschere facciali, le prove di 14 studi randomizzati controllati di queste misure non supportano un effetto sostanziale sulla trasmissione dell’influenza confermata in laboratorio.

GIULIO TARRO

GIULIO TARRO

Allo stesso modo abbiamo trovato prove limitate sull’efficacia di una migliore igiene e pulizia ambientale. Abbiamo identificato diverse importanti lacune di conoscenza che richiedono ulteriori ricerche, soprattutto una migliore caratterizzazione delle modalità di trasmissione da persona a persona.

Le pandemie influenzali si verificano a intervalli irregolari quando nuovi ceppi del virus dell’influenza A si diffondono nell’uomo (1). Le pandemie influenzali causano un impatto sanitario e sociale considerevole che supera quello delle tipiche epidemie influenzali stagionali (interpandemiche).

john mcafee con un tanga come mascherina

JOHN MCAFEE CON UN TANGA COME MASCHERINA

Una delle caratteristiche delle pandemie influenzali è l’elevata incidenza di infezioni in tutti i gruppi di età a causa della mancanza di immunità della popolazione. Sebbene i vaccini antinfluenzali siano la pietra angolare del controllo dell’influenza stagionale, non si prevede che vaccini specifici per un nuovo ceppo pandemico siano disponibili per i primi 5-6 mesi della prossima pandemia.

In alcune località saranno disponibili farmaci antivirali per il trattamento di infezioni più gravi, ma è improbabile che siano disponibili nelle quantità che potrebbero essere necessarie per controllare la trasmissione nella comunità generale. Pertanto, gli sforzi per controllare la prossima pandemia dipenderanno in gran parte da interventi non farmaceutici.

guanti e mascherine 3

GUANTI E MASCHERINE 3

La maggior parte delle infezioni da virus influenzali causa una malattia lieve e auto-limitante; solo una piccola parte dei casi di pazienti richiede il ricovero. Pertanto, le infezioni da virus influenzali si diffondono principalmente nella comunità. Si ritiene che il virus influenzale sia trasmesso prevalentemente dalle goccioline respiratorie, ma la distribuzione dimensionale delle particelle responsabili della trasmissione rimane poco chiara e, in particolare, vi è una mancanza di consenso sul ruolo degli aerosol di particelle fini nella trasmissione (2,3).

IGIENE DELLE MANI - LA DIFFERENZA TRA ACQUA E SAPONE E DISINFETTANTI

IGIENE DELLE MANI – LA DIFFERENZA TRA ACQUA E SAPONE E DISINFETTANTI

Nelle strutture sanitarie, le precauzioni contro le goccioline sono raccomandate oltre alle precauzioni standard per il personale sanitario quando interagisce con i pazienti influenzali e per tutti i visitatori durante le stagioni influenzali (4). Al di fuori delle strutture sanitarie, l’igiene delle mani è raccomandata nella maggior parte dei piani pandemici nazionali (5) e le maschere mediche erano una vista comune durante la pandemia influenzale nel 2009.

È stato dimostrato che l’igiene delle mani previene molte malattie infettive e potrebbe essere considerata una componente importante in piani di pandemia influenzale, indipendentemente dal fatto che si sia dimostrata o meno efficace contro la trasmissione del virus influenzale, in particolare a causa del suo potenziale di ridurre altre infezioni e quindi ridurre la pressione sui servizi sanitari.

coronavirus Italia

CORONAVIRUS ITALIA

Metodi e risultati

Abbiamo condotto revisioni sistematiche per valutare l’efficacia delle misure di protezione personale sulla trasmissione del virus dell’influenza, inclusa l’igiene delle mani, l’etichetta respiratoria e le maschere per il viso, e una revisione sistematica della pulizia di superfici e oggetti come misura ambientale (Tabella 1). Abbiamo cercato in 4 database (Medline, PubMed, EMBASE e CENTRAL) la letteratura in tutte le lingue.

paolo becchi a piazzapulita 3

PAOLO BECCHI A PIAZZAPULITA 3

Abbiamo mirato a identificare studi randomizzati controllati (RCT) di ciascuna misura per i risultati dell’influenza confermati in laboratorio per ciascuna delle misure perché gli RCT forniscono la massima qualità di evidenza. Per l’etichetta respiratoria e la pulizia di superfici e oggetti, a causa della mancanza di RCT per l’influenza confermata in laboratorio, abbiamo anche cercato RCT che riportassero gli effetti di questi interventi sulla malattia simil-influenzale (ILI) e sugli esiti della malattia respiratoria e poi per studi osservazionali di laboratorio risultati confermati di influenza, ILI e malattie respiratorie. Per ogni recensione, 2 autori (E.Y.C.S. e J.X.) hanno selezionato titoli e abstract e hanno rivisto i testi integrali in modo indipendente.

GIULIO TARRO

GIULIO TARRO

Abbiamo eseguito una meta-analisi per l’igiene delle mani e gli interventi sulla maschera facciale e stimato l’effetto di queste misure sulla prevenzione dell’influenza confermata dal laboratorio in base ai rapporti di rischio (RR).

Abbiamo utilizzato un modello a effetti fissi per stimare l’effetto complessivo in un’analisi aggregata o in un’analisi di sottogruppo. Nessun effetto complessivo sarebbe generato se ci fosse una considerevole eterogeneità sulla base della statistica I2> 75% (6). Abbiamo eseguito la valutazione della qualità delle prove sull’igiene delle mani e sugli interventi sulla maschera facciale utilizzando l’approccio GRADE (Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation) (7). Forniamo dettagli aggiuntivi sulle strategie di ricerca, selezione di articoli, sintesi degli articoli selezionati e valutazione della qualità (Appendice).

coronavirus Italia

CORONAVIRUS ITALIA

Misure di protezione personale

Igiene delle mani

Abbiamo identificato una recente revisione sistematica di Wong et al. su RCT progettati per valutare l’efficacia degli interventi di igiene delle mani contro la trasmissione dell’influenza confermata in laboratorio (8).

 Abbiamo utilizzato questa revisione come punto di partenza e poi abbiamo cercato ulteriore letteratura pubblicata dopo il 2013; abbiamo trovato 3 articoli idonei aggiuntivi pubblicati durante il periodo di ricerca dal 1 ° gennaio 2013 al 13 agosto 2018. In totale, abbiamo identificato 12 articoli (9-20), di cui 3 articoli provenivano dalla ricerca aggiornata e 9 articoli da Wong et al. (8).

Due articoli si basavano sullo stesso dataset sottostante (16,19); pertanto, abbiamo contato questi 2 articoli come 1 studio, che ha prodotto 11 RCT. Abbiamo ulteriormente selezionato 10 studi con> 10.000 partecipanti per l’inclusione nella meta-analisi (Figura 1). Abbiamo escluso 1 studio dalla meta-analisi perché forniva stime dei rischi di infezione solo a livello familiare, non a livello individuale (20).

guanti e mascherine 2

GUANTI E MASCHERINE 2

Non abbiamo generato un effetto cumulativo complessivo della sola igiene delle mani o dell’igiene delle mani con o senza maschera facciale a causa dell’elevata eterogeneità nelle stime individuali (I2 87 e 82%, rispettivamente). L’effetto dell’igiene delle mani combinato con maschere facciali sull’influenza confermata in laboratorio non era statisticamente significativo (RR 0,91, IC 95% 0,73-1,13; I2 = 35%, p = 0,39). Alcuni studi hanno riportato di essere sottodimensionati a causa della dimensione limitata del campione e in alcuni studi è stata osservata una bassa aderenza agli interventi di igiene delle mani.

Figura 1. Meta-analisi dei rapporti di rischio per l’effetto dell’igiene delle mani con o senza l’uso di maschera facciale sull’influenza confermata in laboratorio da 10 studi randomizzati controllati con> 11.000 partecipanti. A) Solo igiene delle mani; …–

lavarsi le mani

LAVARSI LE MANI

Abbiamo ulteriormente analizzato l’effetto dell’igiene delle mani impostando perché le vie di trasmissione potrebbero variare in diverse impostazioni. Abbiamo trovato 6 studi in ambienti domestici che esaminano l’effetto dell’igiene delle mani con o senza maschere facciali, ma l’effetto aggregato complessivo non era statisticamente significativo (RR 1,05, IC 95% 0,86-1,27; I2 = 57%, p = 0,65) (Appendice Figura 4) (11-15,17). I risultati di 2 studi in contesti scolastici erano diversi (Appendice Figura 5). Uno studio condotto negli Stati Uniti (16) non ha mostrato alcun effetto importante dell’igiene delle mani, mentre uno studio in Egitto (18) ha riportato che l’igiene delle mani ha ridotto il rischio di influenza di> 50%. Un’analisi aggregata di 2 studi in aule residenziali universitarie ha riportato un effetto protettivo marginalmente significativo di una combinazione di igiene delle mani e maschere facciali indossate da tutti i residenti (RR 0,48, IC 95% 0,21–1,08; I2 = 0%, p = 0,08) ( Appendice Figura 6) (9,10).

sanificazione treni

SANIFICAZIONE TRENI

A sostegno dell’igiene delle mani come misura efficace, studi sperimentali hanno riportato che il virus dell’influenza potrebbe sopravvivere sulle mani umane per un breve periodo e potrebbe trasmettersi tra le mani e le superfici contaminate (2,21). Alcuni studi sul campo hanno riportato che l’RNA del virus dell’influenza A (H1N1) pdm09 e dell’influenza A (H3N2) e il virus dell’influenza vitale potrebbero essere rilevati nelle mani di persone con influenza confermata in laboratorio (22,23), supportando il potenziale di contatto diretto e indiretto trasmissione per svolgere un ruolo nella diffusione dell’influenza.

GIULIO TARRO

GIULIO TARRO

Altri studi sperimentali hanno anche dimostrato che l’igiene delle mani potrebbe ridurre o rimuovere il virus dell’influenza infettiva dalle mani umane (24,25). Tuttavia, i risultati della nostra meta-analisi sugli RCT non hanno fornito prove a sostegno di un effetto protettivo dell’igiene delle mani contro la trasmissione dell’influenza confermata in laboratorio. Uno studio ha riportato un effetto importante, ma in questa sperimentazione sull’igiene delle mani nelle scuole in Egitto, è stato necessario installare acqua corrente e introdurre sapone e materiale per asciugare le mani nelle scuole di intervento come parte del progetto (18).

sanificazione all'istituto privato centro studi pablo neruda di roma 2

SANIFICAZIONE ALL’ISTITUTO PRIVATO CENTRO STUDI PABLO NERUDA DI ROMA 2

Pertanto, l’impatto dell’igiene delle mani potrebbe anche essere un riflesso dell’introduzione di sapone e acqua corrente nelle scuole primarie in un contesto a basso reddito. Se si considerano tutte le prove degli RCT insieme, è utile notare che alcuni studi potrebbero aver sottostimato il vero effetto dell’igiene delle mani a causa della complessità dell’implementazione di questi studi di intervento.

Ad esempio, il gruppo di controllo non avrebbe in genere nessuna conoscenza o uso dell’igiene delle mani e il gruppo di intervento potrebbe non aderire alle pratiche ottimali di igiene delle mani (11,13,15).

L’igiene delle mani è anche efficace nella prevenzione di altre malattie infettive, comprese le malattie diarroiche e alcune malattie respiratorie (8,26). La necessità dell’igiene delle mani nella prevenzione delle malattie è ben riconosciuta dalla maggior parte delle comunità. L’igiene delle mani è stata accettata come misura di protezione personale in> 50% dei piani nazionali di preparazione per l’influenza pandemica (5).

guanti e mascherine 1

GUANTI E MASCHERINE 1

La pratica dell’igiene delle mani viene comunemente eseguita con acqua e sapone, strofinacci per le mani a base di alcol o altri disinfettanti per le mani senz’acqua, tutti facilmente accessibili, disponibili, economici e ben accettati nella maggior parte delle comunità. Tuttavia, le limitazioni delle risorse in alcune aree sono una preoccupazione quando non sono disponibili acqua corrente pulita o prodotti per il lavaggio delle mani a base di alcol. Ci sono pochi effetti negativi dell’igiene delle mani ad eccezione dell’irritazione della pelle causata da alcuni prodotti per l’igiene delle mani (27).

scuola mascherine

SCUOLA MASCHERINE

 Tuttavia, a causa di alcune pratiche sociali o religiose, i disinfettanti per le mani a base di alcol potrebbero non essere consentiti in alcuni luoghi (28). Il rispetto di una corretta pratica di igiene delle mani tende ad essere basso perché i comportamenti abituali sono difficili da cambiare (29). Pertanto, sono necessari programmi di promozione dell’igiene delle mani per sostenere e incoraggiare un’igiene delle mani adeguata ed efficace.

Etichetta respiratoria

L’etichetta respiratoria è definita come la copertura del naso e della bocca con un fazzoletto o una maschera (ma non una mano) quando si tossisce o si starnutisce, seguita da un corretto smaltimento dei tessuti usati e da una corretta igiene delle mani dopo il contatto con le secrezioni respiratorie (30).

mascherina einstein

MASCHERINA EINSTEIN

Altre descrizioni di questa misura hanno incluso girare la testa e coprire la bocca quando si tossisce e si tossisce o si starnutisce in una manica o in un gomito, piuttosto che in una mano. Il motivo per non tossire nelle mani è prevenire la successiva contaminazione di altre superfici o oggetti (31). Abbiamo condotto una ricerca il 6 novembre 2018 e identificato la letteratura disponibile nei database dal 1946 al 5 novembre 2018. Non abbiamo identificato alcuna ricerca pubblicata sull’efficacia dell’etichetta respiratoria nel ridurre il rischio di influenza o influenza confermata in laboratorio. ILI.

Uno studio osservazionale ha riportato un tasso di incidenza simile di malattie respiratorie autoriferite (definite da> 1 sintomi: tosse, congestione, mal di gola, starnuti o problemi respiratori) tra i pellegrini statunitensi con o senza pratica dell’etichetta respiratoria durante l’Hajj (32). Gli autori non hanno specificato il tipo di etichetta respiratoria utilizzata dai partecipanti allo studio.

Uno studio di laboratorio ha riportato che l’etichetta respiratoria comune, compresa la copertura della bocca con mani, tessuti o manica / braccio, era abbastanza inefficace nel bloccare il rilascio e la dispersione di goccioline nell’ambiente circostante sulla base della misurazione delle goccioline emesse con un sistema di diffrazione laser (31).

lavarsi le mani

LAVARSI LE MANI

L’etichetta respiratoria è spesso indicata come misura preventiva per le infezioni respiratorie. Tuttavia, mancano prove scientifiche a sostegno di questa misura. Se l’etichetta respiratoria sia un intervento non farmaceutico efficace nella prevenzione della trasmissione del virus dell’influenza rimane discutibile e degno di ulteriori ricerche.

Maschere per il viso

Nella nostra revisione sistematica, abbiamo identificato 10 RCT che riportavano stime dell’efficacia delle maschere facciali nel ridurre le infezioni da virus influenzali confermate in laboratorio nella comunità dalla letteratura pubblicata nel periodo 1946-27 luglio 2018.

sanificazione negozi di abbigliamento roma

SANIFICAZIONE NEGOZI DI ABBIGLIAMENTO ROMA

Nell’analisi aggregata, non abbiamo riscontrato una riduzione significativa nel trasmissione dell’influenza con l’uso di maschere facciali (RR 0,78, 95% CI 0,51-1,20; I2 = 30%, p = 0,25) (Figura 2). Uno studio ha valutato l’uso di maschere tra i pellegrini provenienti dall’Australia durante il pellegrinaggio Hajj e non ha riportato differenze significative nel rischio di infezione da virus influenzale confermata in laboratorio nel gruppo di controllo o maschera (33).

guanti e mascherina 4

GUANTI E MASCHERINA 4

Due studi in ambienti universitari hanno valutato l’efficacia delle maschere per la protezione primaria monitorando l’incidenza dell’influenza confermata in laboratorio tra i residenti delle sale studentesche per 5 mesi (9,10). La riduzione complessiva dei casi di ILI o di influenza confermati in laboratorio nel gruppo con maschera facciale non è stata significativa in nessuno degli studi (9,10).

I disegni degli studi nei 7 studi sulla famiglia erano leggermente diversi: 1 studio ha fornito maschere per il viso e respiratori P2 solo per i contatti domestici (34), un altro studio ha valutato l’uso delle maschere per il viso solo come controllo della sorgente per le persone infette (35) e gli studi rimanenti hanno fornito maschere per le persone infette e per i loro stretti contatti (11-13,15,17).

fabbrica di mascherine

FABBRICA DI MASCHERINE

Nessuno degli studi sulle famiglie ha riportato una riduzione significativa delle infezioni da virus influenzali secondarie confermate in laboratorio nel gruppo con maschera facciale (11-13,15,17,34,35). La maggior parte degli studi era sottodimensionata a causa della dimensione limitata del campione e alcuni studi hanno anche riportato un’aderenza non ottimale nel gruppo con maschera facciale.

Le maschere mediche usa e getta (note anche come maschere chirurgiche) sono dispositivi larghi che sono stati progettati per essere indossati dal personale medico per proteggere la contaminazione accidentale delle ferite del paziente e per proteggere chi lo indossa da schizzi o spruzzi di fluidi corporei (36).

Esistono prove limitate della loro efficacia nel prevenire la trasmissione del virus dell’influenza sia quando indossati dalla persona infetta per il controllo della fonte, sia quando indossati da persone non infette per ridurre l’esposizione. La nostra revisione sistematica non ha rilevato alcun effetto significativo delle maschere facciali sulla trasmissione dell’influenza confermata in laboratorio.

Non abbiamo considerato l’uso di respiratori nella comunità. I respiratori sono maschere aderenti che possono proteggere chi lo indossa dalle particelle fini (37) e dovrebbero fornire una migliore protezione contro l’esposizione al virus dell’influenza se indossati correttamente a causa della maggiore efficienza di filtrazione.

mascherina vulva

MASCHERINA VULVA

Tuttavia, i respiratori, come le maschere N95 e P2, funzionano meglio quando vengono sottoposti a test di idoneità e queste maschere saranno in quantità limitata durante la prossima pandemia. Questi dispositivi specialistici dovrebbero essere riservati per l’uso in strutture sanitarie o in sottopopolazioni speciali come le persone immunocompromesse nella comunità, i primi soccorritori e coloro che svolgono altre funzioni comunitarie critiche, se le forniture lo consentono.

sanificazione uffici 2

SANIFICAZIONE UFFICI 2

In ambienti a basso reddito, è più probabile che vengano utilizzate maschere in tessuto riutilizzabili piuttosto che maschere mediche usa e getta a causa del costo e della disponibilità (38). Ci sono ancora poche incertezze nella pratica dell’uso della maschera facciale, come chi dovrebbe indossare la maschera e per quanto tempo dovrebbe essere utilizzata. In teoria, la trasmissione dovrebbe essere ridotta al massimo se sia i membri infetti che gli altri contatti indossano maschere, ma la compliance nei contatti stretti non infetti potrebbe essere un problema (12,34).

L’uso corretto delle maschere per il viso è essenziale perché un uso improprio potrebbe aumentare il rischio di trasmissione (39). Pertanto, è necessaria anche un’istruzione sull’uso corretto e sullo smaltimento delle maschere facciali usate, compresa l’igiene delle mani.

sanificazione chiesa

SANIFICAZIONE CHIESA

Figura 2. Meta-analisi dei rapporti di rischio per l’effetto dell’uso della maschera facciale con o senza una migliore igiene delle mani sull’influenza confermata in laboratorio da 10 studi randomizzati controllati con> 6.500 partecipanti. A) Maschera viso …

Misure ambientali

Pulizia di superfici e oggetti

ingressi con mascherina e termo scanner a san pietro

INGRESSI CON MASCHERINA E TERMO SCANNER A SAN PIETRO

Per il periodo di ricerca dal 1946 al 14 ottobre 2018, abbiamo identificato 2 RCT e 1 studio osservazionale sulle misure di pulizia di superfici e oggetti da includere nella nostra revisione sistematica (40-42). Un RCT condotto in asili nido ha scoperto che la pulizia e la disinfezione bisettimanale di giocattoli e biancheria riduceva il rilevamento di più virus, tra cui adenovirus, rinovirus e virus respiratorio sinciziale nell’ambiente, ma questo intervento non è stato significativo nel ridurre il rilevamento del virus dell’influenza, e non ha avuto alcun effetto protettivo importante sulle malattie respiratorie acute (41).

Un altro RCT ha rilevato che l’igiene delle mani con disinfettante per le mani insieme alla disinfezione delle superfici riduceva l’assenteismo correlato a malattie gastrointestinali nelle scuole elementari, ma non c’era una riduzione significativa dell’assenteismo correlato a malattie respiratorie (42). Uno studio trasversale ha rilevato che il contatto passivo con la candeggina era associato a un forte aumento dell’influenza auto-segnalata (40).

come lavarsi bene le mani

COME LAVARSI BENE LE MANI

Dato che il virus dell’influenza può sopravvivere su alcune superfici per periodi prolungati (43) e che le procedure di pulizia o disinfezione possono ridurre o inattivare efficacemente il virus dell’influenza da superfici e oggetti negli studi sperimentali (44), esiste una base teorica per ritenere che la pulizia ambientale potrebbe ridurre la trasmissione dell’influenza. Come illustrazione di questa proposta, uno studio di modellazione ha stimato che la pulizia di superfici ampiamente toccate potrebbe ridurre l’infezione da influenza A del 2% (45). Tuttavia, la maggior parte degli studi sul virus dell’influenza nell’ambiente si basa sul rilevamento dell’RNA del virus mediante PCR e pochi studi hanno riportato il rilevamento di virus vitali.

Sebbene non abbiamo trovato prove che la pulizia della superficie e degli oggetti possa ridurre la trasmissione dell’influenza, questa misura ha un impatto consolidato sulla prevenzione di altre malattie infettive (42). Dovrebbe essere possibile attuare questa misura nella maggior parte dei contesti, in base alla disponibilità di acqua e prodotti per la pulizia. Sebbene l’irritazione causata dai prodotti per la pulizia sia limitata, la sicurezza rimane una preoccupazione perché alcuni prodotti per la pulizia possono essere tossici o causare allergie (40).

paolo becchi a piazzapulita 5

PAOLO BECCHI A PIAZZAPULITA 5

Discussione

In questa revisione, non abbiamo trovato prove a sostegno di un effetto protettivo delle misure di protezione personale o delle misure ambientali nel ridurre la trasmissione dell’influenza.

Sebbene queste misure abbiano un supporto meccanicistico basato sulla nostra conoscenza di come l’influenza viene trasmessa da persona a persona, studi randomizzati di igiene delle mani e maschere facciali non hanno dimostrato protezione contro l’influenza confermata in laboratorio, con 1 eccezione (18). Abbiamo identificato solo 2 RCT sulla pulizia ambientale e nessun RCT sull’etichetta della tosse.

L’igiene delle mani è un intervento ampiamente utilizzato e ha dimostrato di ridurre efficacemente la trasmissione di infezioni gastrointestinali e respiratorie (26). Tuttavia, nella nostra revisione sistematica, l’aggiornamento dei risultati di Wong et al. (8), non abbiamo trovato prove di un effetto importante dell’igiene delle mani sulla trasmissione del virus influenzale confermata in laboratorio (Figura 1). Tuttavia, l’igiene delle mani potrebbe essere inclusa nei piani di pandemia influenzale come parte dell’igiene generale e della prevenzione delle infezioni.

Non abbiamo trovato prove che le maschere facciali di tipo chirurgico siano efficaci nel ridurre la trasmissione dell’influenza confermata in laboratorio, sia quando indossate da persone infette (controllo alla fonte) o da persone nella comunità in generale per ridurre la loro suscettibilità (Figura 2).

Tuttavia, come per l’igiene delle mani, le maschere per il viso potrebbero essere in grado di ridurre la trasmissione di altre infezioni e quindi avere valore in una pandemia influenzale quando le risorse sanitarie sono a corto di risorse.

È essenziale notare che i meccanismi di trasmissione da persona a persona nella comunità non sono stati completamente determinati. Resta la controversia sul ruolo della trasmissione attraverso aerosol di particelle fini (3,46). La trasmissione per contatto indiretto richiede il trasferimento del virus vitale dalla mucosa respiratoria alle mani e ad altre superfici, la sopravvivenza su quelle superfici e l’inoculazione riuscita nella mucosa respiratoria di un’altra persona.

mascherine gettate a terra 3

MASCHERINE GETTATE A TERRA 3

Tutti questi componenti del percorso di trasmissione non sono stati studiati ampiamente. Anche l’impatto di fattori ambientali, come la temperatura e l’umidità, sulla trasmissione dell’influenza è incerto (47). Queste incertezze sulle modalità e sui meccanismi di trasmissione di base ostacolano l’ottimizzazione delle misure di controllo.

In questa recensione, ci siamo concentrati su 3 misure di protezione personale e 1 misura ambientale. Altre potenziali misure ambientali includono l’umidificazione in ambienti asciutti (48), l’aumento della ventilazione (49) e l’uso della luce UV nella stanza superiore (50), ma ci sono prove limitate a sostegno di queste misure.

mascherine alternative

MASCHERINE ALTERNATIVE

Ulteriori indagini sull’efficacia dell’etichetta respiratoria e della pulizia delle superfici attraverso la conduzione di RCT sarebbero utili per fornire prove di qualità superiore; sarebbe utile anche la valutazione dell’efficacia di queste misure rivolte a gruppi di popolazione specifici, come le persone immunocompromesse (Tabella 2). Le future valutazioni del rapporto costo-efficacia potrebbero fornire un maggiore sostegno per il potenziale utilizzo di queste misure.

Ulteriori ricerche sulle modalità di trasmissione e interventi alternativi per ridurre la trasmissione dell’influenza sarebbero utili per migliorare la preparazione alla pandemia. Infine, sebbene la nostra revisione si concentri sulle misure non farmaceutiche da adottare durante le pandemie influenzali, i risultati potrebbero applicarsi anche a gravi epidemie di influenza stagionale.

Le prove da RCT sull’igiene delle mani o sulle maschere per il viso non hanno supportato un effetto sostanziale sulla trasmissione dell’influenza confermata in laboratorio ed erano disponibili prove limitate su altre misure

Verbali del Comitato tecnico-scientifico: non c’era il lockdown totale

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, su scenari economici 7 Agosto 2020

Abemus verbali. La Fondazione Einaudi chiede alla Presidenza del Consiglio dei ministri/Dipartimento Protezione Civile 5 verbali del Comitato tecnico-scientifico sui quali si fondano i Dpcm di Conte, emanati tra marzo e aprile. Il governo nega l’accesso e la Fondazione fa ricorso al Tar del Lazio. Il Tar dà ragione alla Fondazione e obbliga la Presidenza del Consiglio a fornire quei verbali. Il governo fa ricorso al Consiglio di Stato e questo, seppur solo in via cautelare e senza entrare nel merito, sospende la sentenza di primo grado. Bisogna attendere il 10 settembre per l’udienza di merito, ma ormai non ce n’è più bisogno.
Pochi giorni fa, infatti, con una mossa a sorpresa intelligente il Copasir (Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), chiede i verbali alla Presidenza del Consiglio. La richiesta rientra nelle funzioni di controllo del Parlamento sui servizi segreti, stante anche la singolare proroga di 4 anni della durata dell’incarico accordata da Conte agli attuali vertici dell’intelligence. Fatto sta che, di fronte alla esplicita richiesta del Copasir, sarebbe stato difficile per la Presidenza del Consiglio negare i verbali. Quindi due giorni fa Palazzo Chigi comunica la disponibilità a fornirne copia alla Fondazione Einaudi, che li pubblica ieri sul suo sito. In questo modo il Copasir potrà chiederli direttamente alla Fondazione, così il governo – quantomeno per il momento – si è tolto dall’imbarazzo di dover riferire ad un comitato parlamentare di controllo. Però dopo quello che è successo dovrà essere chiamato in parlamento a chiarire molte cose.
Leggiamoli questi verbali. Il primo, quello del 28 febbraio, cioè quando ancora Zingaretti andava a prendersi l’aperitivo sui navigli a Milano invitando tutti a non fare allarmismo, presenta le prime misure di contenimento che Conte adotterà di sana pianta il giorno successivo con Dpcm. Nulla di particolare. Tutto corretto ad una prima lettura. Il secondo verbale, quello del 1° marzo, non dice niente di che, mentre le prime contraddizioni emergono nel terzo verbale, il num. 21 del 7 marzo, alla vigilia del lockdown in tutta Italia.
In primo luogo emerge chiaramente che le misure restrittive consigliate dovevano servire principalmente a “diminuire l’impatto assistenziale sul servizio sanitario o quanto meno diluire tale impatto nel tempo”. Ciò vuol dire che Conte ci ha tenuti due mesi agli “arresti domiciliari” non tanto per l’alta letalità del virus, ma perché non avevamo – ai primi di marzo – posti letto sufficienti in terapia intensiva. E ciò dovrebbe aprire una seria riflessione sui tagli alla sanità effettuati negli anni passati dai governi di centro-sinistra in nome delle politiche di austerità imposte dalla Ue.
Il secondo elemento è davvero interessante. Sempre nel verbale del Comitato tecnico-scientifico del 7 marzo, alla vigilia del lockdown in tutta Italia (avvenuto con Dpcm dell’11 marzo), tra le misure di contenimento consigliate per l’intero territorio nazionale non è previsto il lockdown, non emerge da nessuna parte nel verbale la necessità di chiudere in casa sessanta milioni di cittadini. Anzi, il Cts scrive chiaramente “limitazione della mobilità ai casi strettamente necessari” e, nel consigliare le misure di contenimento per le attività commerciali, non prevede da nessuna parte la chiusura ma soltanto una serie di raccomandazioni che in quella fase erano pure necessarie. Il governo – senza alcuna evidenza scientifica – quattro giorni dopo chiude tutto e limita la libertà personale di una intera popolazione, inventandosi una situazione di pericolo nazionale che non pare emergere dal documento citato. E lo fa attraverso semplici Dpcm, quindi senza alcun rispetto della riserva di legge assoluta e giurisdizionale prevista dalla Costituzione.
Nei verbali successivi il Cts chiede una maggiore gradualità nel ritorno alla normalità rispetto a quella messa in campo dal governo, ma prima che Conte ci rinchiudesse tutti in casa gli scienziati non avevano consigliato il lockdown. Questi sono i fatti, anche se nelle copie dei verbali forniti mancano le riunioni del Cts su Alzano e Nembro.
A proposito di mascherine, in questi mesi ne abbiamo sentite di tutti i colori. A parte il fatto che la Protezione civile per ben un mese ha fornito sostanzialmente un panno utile a pulire soltanto gli occhiali, il governo ci ha sempre detto che – in mancanza della mascherina – potevamo usare la sciarpa o il foulard. Il verbale del Comitato tecnico-scientifico n. 39 del 30 marzo dice però qualcosa di diverso, infatti stabilisce che “ogni altra mascherina reperibile in commercio, diversa da quelle sopra elencate (cioè diversa da quella chirurgica e da quelle dotate di particolari filtri Ffp2 e Ffp3), non è dispositivo medico né dispositivo di protezione individuale”. Figuriamoci la sciarpa o il foulard. E sempre di mascherine si occupa in parte anche l’ultimo verbale, il n. 49 del 9 aprile, in piena Fase 1, il quale prevede che la mascherina venga utilizzata “in tutte le possibili fasi laddove non sia possibile garantire il distanziamento”. Quindi è evidente che, lì dove è possibile garantire il distanziamento, la mascherina non è necessaria. E allora perché il governo ci ha obbligati a portare la mascherina all’aperto, anche lì dove non c’era alcun assembramento, addirittura fino al 1° luglio, in piena Fase 2?
Insomma, il dato di fatto saliente che emerge dai verbali del Comitato tecnico-scientifico è quello che il virus, benché andasse sconfitto con tutte le misure di contenimento necessarie, ha costituito per il governo Conte un’occasione unica di esercizio arbitrario del potere: senza l’intralcio del Parlamento e delle garanzie costituzionali, il Presidente del Consiglio ha potuto fare tutto quello che voleva. E ciò dovrebbe dar vita ad alcune riflessioni: perché il Presidente del Consiglio, nell’emanare i Dpcm limitativi della libertà personale per l’intero territorio nazionale, si richiama anche al verbale del Cts del 7 marzo, se questo non consigliava il lockdown totale, ma la sola divisione della penisola in “zone rosse” e “gialle”, con queste ultime soggette a mere misure di contenimento? E’ evidente che Conte abbia mentito sapendo di mentire, distruggendo l’economia nazionale e costringendo in casa una intera popolazione impaurita. In punto di diritto il Presidente del Consiglio avrebbe mentito in atti amministrativi facendo falso in atto pubblico, commettendo alcuni dei reati rubricati nel codice penale alla voce “delitti contro la fede pubblica”. Fermo restando che adesso dovrebbe rispondere – lui e non Salvini – di sequestro di persona, per la precisione di sessanta milioni di italiani.

Un nuovo look per Salvini

di Paolo Becchi, su Libero 6 Agosto 2020

Per un attimo Salvini è riuscito a strappare la scena a Conte. Difficile non ammettere che mandare al processo lui quando le decisioni erano del governo sia stato un errore fatto dai suoi nemici. Ormai tutto ciò dimostra che il governo che abbiamo è un governo di chi ha perso le elezioni, del Pd, che non a caso nelle nuove nomine di commissione l’ha fatta da padrone. Renzi ha strappato quello che voleva e ha pagato pegno votando per mandare a processo Salvini. Spero che per questa battuta Renzi non mi chieda altri centomila euro di risarcimento del danno per aver messo in discussione la sua immagine. Ma non è di lui che mi occupo. Politicamente Renzi è un uomo finito, non così Salvini, che invece molti danno già per spacciato.
Salvini può ora giocarsi il ruolo della vittima e può farlo in un contesto che con il prolungamento dello stato di emergenza segna una emergenza democratica nel Paese. Ma per ergersi a difensore della democrazia per troppi mesi sospesa dovrebbe togliersi di dosso l’immagine del poliziotto truce e del leader di una destra xenofoba e presentarsi come il difensore delle libertà fondamentali che sono state violate nel nostro Paese. In tutti questi mesi è mancata, se si esclude l’opposizione radicale di Vittorio Sgarbi, una forza politica che insistesse sul fatto che in condizioni eccezionali si possono pure sospendere alcune libertà ma in modo limitato e proporzionato alle necessità.
Nessuno può contestare oggi che uno stato di emergenza in assenza di emergenza sia un abuso, persino alcuni autorevoli giuristi lo sostengono, e allora Salvini potrebbe presentarsi come il difensore delle libertà garantite dalla Costituzione, proprio quando sono messe in discussione dalla politiche securitarie del governo. Nessuno si aspetterebbe di vedere Salvini in questo nuovo ruolo liberale, ma un Salvini “senza mascherina” è meglio di un Salvini che come tutti gli altri si mette la museruola. Quello che però crea disorientamento è un giorno liberarsi della mascherina e il giorno dopo consigliarne l’uso. Facendo così si perde soltanto di credibilità. La vita è ripresa in tutti i paesi europei, non si capisce perché questo non possa avvenire da noi. Non si capisce, ad esempio, perché le università debbano a ottobre ancora funzionare “da remoto” e l’apertura delle scuole sia ancora in alto mare. È su questo che oggi bisognerebbe insistere.
Come sul tema della libertà di pensiero che oggi è il primo bene a rischio in Italia, e lo dico pensando anche, ma non solo, alla attuale discussioni sul disegno di legge sulla omotransfobia. Stiamo diventando un Paese in cui se ti esprimi criticamente contro l’ operato del governo in relazione alla emergenza sanitaria sei tacciato di essere un negazionista dell’ Olocausto e vieni aggredito sino al punto da essere costretto a chiedere pubblicamente scusa… chiedere scusa per le proprie idee, ricorda molto da vicino lo stalinismo. Possibile che Salvini non si renda conto che questo Paese ha bisogno anzitutto di libertà e che non c’è al momento nessuna forza politica che insista oggi su questo tema fondamentale?
Sbaglia Salvini se intende puntare solo sul vecchio tema della immigrazione clandestina. Certo, il tema è ritornato attuale, anche in connessione al problema di un virus che non c’è più, ma che rischia di essere importato. Ma non basta, anche perché Conte ha fiutato il pericolo e per certo sarà ora lui a farsi carico anche di questa emergenza cercando di mostrare di essere più bravo lui di Salvini. Se vuole competere con Conte lo faccia semmai presentandosi come il leader delle autonomie (possibile che Salvini si sia completamente dimenticato del referendum in Lombardia e Veneto?) contro un Conte centralista che ora modifica persino con decreto la legge elettorale della sua regione, contando in fase di conversione sul voto favorevole delle opposizioni perché il tema della parità di genere è “sensibile”.
E non basta neppure assumere un atteggiamento distruttivo nei confronti della Unione europea, sperando semplicemente che tutto crolli. È stato proprio mal consigliato ad andare in questa direzione. Si può, anzi si deve essere critici nei confronti della Unione europea, ma chiarendo che non c’è da parte della Lega la volontà di uscire dalla Unione. Assumere oggi un atteggiamento estremistico su Unione e su euro porta solo all’isolamento in Italia e in Europa di una forza politica che comunque ha ancora un grande consenso popolare. Chi oggi pensa che il sovranismo sia il ritorno agli Stati nazionali chiusi è semplicemente un cretino. Invece di assumere atteggiamenti distruttivi si proponga qualcosa di costruttivo in ambito di politica fiscale e monetaria. Flat Tax e BTP sono dischi rotti. Ci vuole qualche idea innovativa, come ad esempio quella di una moneta elettronica complementare rispetto all’ euro. Anche di una nuova politica del lavoro c’è bisogno. Non rendersi conto dei cambiamenti che ha provocato la pandemia è da miopi. E l’autunno nel mondo del lavoro sarà molto caldo. Prepararsi alla difesa dei lavoratori questo è importante, visto che il Pd ha ben altro di cui occuparsi.
Insomma, mutare immagine, cambiare stile, nuovo look, essere propositivo, basta con le improvvisazioni, fare proposte economiche concrete e intelligenti e mettere soprattutto in evidenza la china scivolosa in cui sta cadendo il Paese, proprio in un momento in cui ci sono elezioni in diverse regioni e un referendum nazionale. Ce ne rendiamo conto: elezioni e referendum in stato di emergenza, voto con la museruola a settembre. Su questo, a mio avviso, bisognerebbe puntare, tentando di presentare una immagine di paese libero e democratico, diverso da quello fondato sulla paura, sul terrore sanitario e sull’addomesticamento che sta realizzando questo governo. Siamo cittadini liberi non servi volontari. Vogliamo tornare a essere padroni delle nostre vite, non sudditi di uno Stato terapeutico.
Certo è difficile, ed in questo momento Salvini e la Lega sono esposti ad un attacco micidiale da parte di tutti i poteri forti che vogliono eliminare l’avversario una volta per sempre. Ma un cambio di passo da parte di Salvini potrebbe rilanciarlo e metterli in difficoltà. Chiudersi invece nel “cerchio magico romano”, ascoltando solo chi ti dà sempre ragione, sarebbe un grave errore. Così Salvini rischia l’isolamento persino – bisogna pur dirlo – all’interno del suo stesso partito e soprattutto rischia di rimanere prigioniero della sua ombra.

Conte e i verbali della paura

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, Lunedì 3 Agosto 2020


“Trasparenza”. Questa una delle tante parole pronunciate dal premier Conte durante le ormai famose conferenze-stampa della Fase1. Eppure qui di trasparenza non ne vediamo proprio.
Il primo atto l’abbiamo ricostruito qualche giorno fa su questo giornale. La Fondazione Einaudi ha presentato istanza di accesso civico generalizzato alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della Protezione Civile, per conoscere il contenuto di cinque verbali del Comitato tecnico scientifico sui quali si fondavano quattro Dpcm del premier, emanati tra marzo e aprile: si tratta – ricordiamolo – dei Dpcm maggiormente limitativi delle libertà personali. La Presidenza del Consiglio si è opposta perché si tratterebbe di meri atti di lavoro interni e non di “atti amministrativi”. Ma il Tar del Lazio, ha accolto il ricorso nel merito ritenendo i verbali del Comitato tecnico scientifico atti prodromici ai Dpcm, cioè necessari e propedeutici alla formazione dell’atto amministrativo medesimo, quindi rientranti tra quelli per cui è possibile l’accesso civico generalizzato. La sentenza del Tar non lascia dubbi: la Presidenza del Consiglio deve rilasciare alla richiedente copia di quei verbali.
Ma, come del resto avevamo previsto, l’Avvocatura generale dello Stato – che rappresenta in giudizio la Presidenza del Consiglio – ha impugnato la sentenza davanti al Consiglio di Stato chiedendo – in via cautelare – l’emanazione del decreto che sospende l’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado. Il Consiglio di Stato ha accolto la richiesta di sospensiva e rinviato la discussione, sia per l’approfondimento dell’istanza cautelare che per il merito della causa, all’udienza del 10 settembre. Questo lo stato delle cose.
Tra i motivi addotti dal Governo nel ricorso in appello c’è il “danno concreto all’ordine pubblico e la sicurezza che la conoscenza dei verbali del Comitato tecnico scientifico, nella presente fase dell’emergenza, comporterebbe sia in relazione alle valutazioni tecniche che agli indirizzi generali dell’organo tecnico”. Parole forti. Il Governo teme che, se il contenuto di questi verbali fosse conosciuto dalla collettività, si potrebbero verificare danni concreti all’ordine pubblico e alla sicurezza. Questo fa pensare che in quei verbali c’è scritto qualcosa di veramente grosso che il governo intende nascondere. Ma cosa? Non lo sappiamo appunto, e come cittadini abbiamo il diritto di saperlo, abbiamo il diritto di sapere sulla base di quali dati epidemiologici il Governo ha deciso di chiudere in casa per mesi sessanta milioni di abitanti con danni che sono noti a tutti.
Il Consiglio di Stato, ha accolto la richiesta di sospensiva del Governo, ma nel suo decreto scrive chiaramente che “non persuade, seppure in questa sede di delibazione sommaria, la tesi dell’appellante”, cioè del governo che ha impugnato la sentenza, e che la questione merita un “approfondimento collegiale”. Anzi, nel decreto è scritto che l’eventuale non accoglimento della richiesta di sospensiva avrebbe reso inutile “persino la discussione collegiale sulla istanza cautelare medesima e la stessa definizione nel merito della lite”. In pratica il Consiglio di Stato, accogliendo la richiesta cautelare sospensiva, non ha dato ragione al governo, tutt’altro. Lo ha fatto solo per non rendere inutile il successivo approfondimento collegiale, tanto in via cautelare quanto nel merito. Vedremo cosa accadrà a settembre.
La querelle, più che giuridica, è evidentemente politica. Se davvero tutto è stato fatto in trasparenza e nell’interesse della collettività, come Conte ha più volte ribadito, perché il governo ha insistito facendo addirittura ricorso al Consiglio di Stato per cercare di tenere secretati quei cinque verbali del Comitato tecnico scientifico?

La deriva autoritaria di Conte dopo l’intervento in Puglia

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, su Libero 2 Agosto 2020

Ormai fa tutto Conte. Un Consiglio dei ministri straordinario, tenutosi il 31 luglio, ha emanato un decreto-legge che introduce la parità di genere nel sistema elettorale di Regione Puglia. Pochi giorni prima, il 28 luglio, il Consiglio regionale a maggioranza di centrosinistra non era riuscito ad approvare la riforma sulla parità di genere. Il presidente Emiliano si era detto dispiaciuto, ma alla fine stava bene a tutti perché – parliamoci chiaro – la parità di genere mette fuori gioco parecchi candidati che scalpitano da anni per entrare nelle liste elettorali.
La sera di venerdì il colpo di scena: il governo emana un decreto-legge col quale si sostituisce al legislatore regionale e introduce l’obbligo per l’elettore, nel caso esprimesse due preferenze, di riservare la seconda ad un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza.
Una intrusione del genere da parte del governo, in materia di legislazione elettorale delle regioni, non si era mai verificata. L’esecutivo, in punto di diritto, può farlo. Se la legislazione elettorale per l’elezione del Parlamento nazionale, europeo e dei comuni spetta allo Stato, quella per l’elezione dei consigli regionali è di competenza delle Regioni. Ma l’art. 120 della Costituzione, secondo comma, prevede che “il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni […] quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”. Nel caso di specie il governo ha espressamente richiamato, nel suo comunicato stampa, la necessità di garantire la tutela dell’”unità giuridica” stante il mancato adeguamento, da parte del Consiglio regionale pugliese, alla legge n. 20 del 15 febbraio 2016 per la rappresentanza di donne e uomini nei consigli regionali.
Vi sono due aspetti che meritano una riflessione, quello giuridico e quello politico.
Giuridico. L’adozione del decreto-legge presenta problemi di non poco conto. Il governo ha nominato il prefetto di Bari Antonia Bellomo con la funzione di commissario straordinario per dare attuazione al decreto, ma potrebbe accadere qualcosa che non è stato messo ha messo in conto. Il Parlamento, ai sensi dell’art. 77 della Costituzione, ha sessanta giorni di tempo per convertire in legge il decreto-legge, pena la sua decadenza. I sessanta giorni decorrono dalla data di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale e quindi scadono abbondantemente dopo le elezioni regionali del 20-21 settembre. Cosa accade se dovesse decorrere questo termine senza che sia intervenuta la conversione? Cosa succede se le Camere lo convertono – con modifiche – dopo la tornata elettorale? Si ripetono le elezioni nel caso perdesse Emiliano, finché non vince il centrosinistra? Inoltre, dove sono i “casi straordinari di necessità e d’urgenza” che giustificano, ai sensi dell’art. 77 della Costituzione, l’adozione di un decreto-legge in materia elettorale regionale, per giunta su una materia – la parità di genere – introdotta solo nel 2016?
Politico. Il premier Conte parla ed opera ormai per conto non solo del governo, ma anche del Parlamento, sostituendosi di fatto alle Camere. La forma è stata salvata, ma il Parlamento non è più sede di esercizio della sovranità popolare, bensì organo di mera ratifica dei decreti-legge del governo. Quando ancora gli va bene, perché nel caso dei Dpcm degli ultimi mesi le Camere sono state completamente ignorate. Ora interviene pure in materia di legislazione elettorale regionale e con un decreto-legge, strappo mai verificatosi nella storia del nostro Paese, ma subito legittimato dalla firma sul decreto del Presidente della Repubblica, che ora, nel momento più critico per le libertà costituzionali, si richiama al suo ruolo di mero garante, e dunque firma qualsiasi cosa.

Sempre garante?

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, su Libero Sabato 1 Agosto

“Su alcuni punti non mi è consentito esprimermi per rispettare la doverosa imparzialità istituzionale e per non entrare nel dibattito politico, come è dovere di chi riveste ruoli di garanzia”. Queste le parole di saluto pronunciate dal Presidente della Repubblica nel corso della cerimonia del Ventaglio, che ogni anno apre la tradizionale fase agostana. Un concetto condivisibile, peccato però che non sempre sia stato applicato allo stesso modo. O, meglio, è stato applicato a corrente alternata.
Tacere sulla proroga dello stato di emergenza, in assenza di emergenza, equivale ad essere un imparziale garante delle istituzioni? Crediamo di no. Il Capo dello Stato è l’arbitro supremo, colui che fa da garante degli equilibri costituzionali, quindi dei diritti fondamentali tra cui libertà e democrazia. Se lo stato di emergenza consente al governo, nella pratica, di sospendere le garanzie costituzionali, come di fatto è avvenuto dai primi di marzo a metà maggio, appare quantomeno curioso che Mattarella non dica nemmeno mezza parola sulla proroga dello stato emergenziale in assenza di un pericolo imminente e concreto. Al momento abbiamo 41 persone ricoverate in terapia intensiva in tutta Italia, i mori si contano sul palmo di una mano, mentre in Francia sono più di 300 in terapia intensiva. Perché siamo stati gli unici in Europa ad aver prorogato lo stato di emergenza? Tacere su questo è sinonimo di imparzialità?
Nel mentre la Costituzione è sospesa da circa cinque mesi e il Parlamento è relegato a mero organo di ratifica, il capo dell’opposizione viene mandato a processo per aver un anno fa – nell’esercizio delle sue funzioni di ministro dell’interno – bloccato lo sbarco di immigrati irregolari sul territorio italiano. In pratica ciò che fa un qualsiasi ministro dell’interno in un qualsiasi Paese che si rispetti. Eppure non in Venezuela o a Cuba il leader dell’opposizione è mandato alla sbarra, ma in Italia. Tale aspetto ci sorprende particolarmente. E’ stato proprio l’attuale Capo dello Stato, fino a poche settimane fa, a richiamare continuamente centrodestra e governo ad essere responsabili e collaborativi. Cosa che è avvenuta, tant’è che il centrodestra si è fatto prendere ogni volta in giro da Conte. Ora, dopo che la maggioranza giallo-rossa ha mandato a processo il leader dell’opposizione, il Presidente Mattarella come può pretendere da Salvini “responsabilità e collaborazione”? Come ha potuto tacere il Colle su quanto accaduto due giorni fa in Senato? Si pretende da Salvini collaborazione, ma poi lo si manda a processo e in assenza di reati.
Una cosa però sta davvero a cuore al Presidente, e su questa la sua funzione di garanzia non conta: la scuola. Giusto, condividiamo le sue preoccupazioni sulla necessità che le scuole riaprano a settembre. Ma l’Università? Scuole aperte e Università chiuse, in modalità telematica? Ma sì, tanto il decadimento culturale ha ormai raggiunto livelli irreversibili. E poi, diciamocela tutta, dell’Università non interessa più nulla a nessuno. Neppure al Presidente, evidentemente.
L’inquilino del Colle ha dunque sottolineato la terzietà del suo ruolo di garanzia che gli impedisce di intromettersi nel dibattito e nelle scelte politiche. Ma un paio di domande sorgono, come si suol dire in questi casi, spontanee. Anche quando impedì la nomina di Savona al ministero dell’economia, travalicando ampiamente i suoi compiti di garanzia, riteneva di essere imparziale? O quando ignorò la scorsa estate la volontà di Salvini e Di Maio di dar vita ad una riedizione del governo giallo-verde, durante la crisi di governo agostana, favorendo invece la nascita dell’attuale governo giallo-rosso? Anche in quel caso fu imparziale? Su questo punto è tutto documentato in un libro (Ladri di democrazia) che abbiamo scritto, documentato giorno per giorno, e nel caso decisivo ora per ora. Nessuno ha finora smentito la nostra ricostruzione, anche se è passata sotto silenzio. Ma il ruolo di Mattarella in quella vicenda è stato determinante. Vuole il Quirinale smentire la nostra ricostruzione?
Non dimentichiamo inoltre la tirata di orecchi alla maggioranza giallo-verde nel dicembre 2018 per aver contingentato i tempi parlamentari per l’approvazione della legge di bilancio nonostante fossero stati rispettati tre passaggi, e il silenzio totale l’anno successivo – con la maggioranza attuale – che sullo stesso argomento garantì alle Camere solo due passaggi.
Facile ora richiamarsi al ruolo del garante…

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