Di Paolo Becchi su Libero, 13/01/2017


Tra Statuti non statuti, regolamenti e non regolamenti vecchi e nuovi il M5s è destinato nei prossimi anni più a fare giurisprudenza che politica. Ricorsi di attivisti sono già stati ammessi da tribunali italiani e altri ne seguiranno. L’avvocato Lorenzo Borrè ex grillino sta ottenendo un successo dopo l’altro. Alla fine tra parcelle di avvocati e richieste di risarcimento di danni sarà Grillo a dover sborsare quattrini e non i parlamentari e sindaci non ligi ai regolamenti. È brutto vedere quello che era il Movimento dei cittadini, in cui molti italiani hanno creduto, e tra questi anche il sottoscritto, essere portato in tribunale da attivisti espulsi, che avevano riposto tutte le loro speranze nel Movimento. Un Movimento ora tanto snaturato da essere eterodiretto da un «sistema operativo» di cui conosciamo solo il nome, «Rousseau» (pace all’anima sua), da cui è partita la fallimentare operazione Alde. Questo sistema è privo di qualsiasi legittimazione democratica ed è diretto da una persona il cui unico titolo è quello di essere figlio di Gianroberto Casaleggio. Di questo sistema non fa neppure parte Grillo. Di questo sistema possiede le chiavi solo Davide Casaleggio che ha deciso in gran segreto l’operazione Alde con il parlamentare europeo Borrelli, mettendo poi la rete di fronte al fatto compiuto.

Ovvio che alcuni parlamentari europei abbiano preso le distanze da questo modo di operare e siano usciti dal gruppo. Per mettere paura a tutti gli altri ora Grillo, che a Malindi con Briatore deve essersi fumato il cervello, si trasforma nel ruolo di tesoriere di un sistema operativo di cui neppure fa parte, e ricorda la sanzione a cui andranno incontro i parlamentari europei che decideranno di uscire dal Movimento. I soldi saranno devoluti ai cittadini colpiti dal terremoto. Un po’ di retorica buonista non guasta. Chiariamo un punto.

La pretesa del Movimento 5 Stelle di sanzionare l’uscita di Marco Zanni e Marco Affronte con la multa di 250.000,00 euro prevista, dal Codice di comportamento degli Europarlamentari pentastellati è destinata ad infrangersi contro le solide mura del diritto. È infatti quasi banale osservare che la libertà e l’autonomia del mandato di Zanni e Affronte godono di una copertura costituzionale che rende comunque carta da macero la dichiarazione d’impegno dei sottoscrittori: come chiaramente specificato nella premessa della Decisione del Parlamento europeo che ha promulgato lo Statuto degli eurodeputati. Poiché nessun giornale si è preso la briga di indicarlo lo facciamo noi qui: «La libertà e l’indipendenza dei deputati, sancite all’articolo 2 [dello Statuto], impongono una regolamentazione e non figurano in alcun testo di diritto primario. Eventuali dichiarazioni con cui i deputati assumono l’impegno di cessare il mandato a un determinato momento oppure dichiarazioni in bianco per le dimissioni dal mandato, che un partito possa utilizzare a sua discrezione, sono incompatibili con la libertà e l’indipendenza dei deputati e pertanto non possono avere alcun valore giuridico vincolante».

Il proclama di Grillo, pubblicato su quello che un tempo era uno degli organi di controinformazione più importanti del pianeta e che ora è diventato il bollettino parrocchiale di un partito eterediretto, è solo aria fritta.

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